Il Risveglio della Coscienza

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E se ti dicessi che stai dormendo?

La condizione umana

A proposito del Risveglio della Coscienza, c’è una cosa essenziale da dire che ha a che fare con la condizione umana. È una cosa che ogni volta lascia il lettore, o l’ascoltatore, a bocca aperta, incredulo e, allo stesso tempo, “dubbiosamente diffidente”: l’essere umano vive la sua vita in uno stato di profondo sonno. Non parlo, ovviamente, delle conseguenze della stanchezza o del torpore, di assopimenti postprandiali sul divano o davanti alla televisione, ancor prima di andare a dormire la sera. Parlo di sonno della Coscienza, di sonno della consapevolezza (le quali non sono la stessa cosa, ma per il momento assumiamo almeno che si assomiglino). Parlo dell’incapacità di rendersi realmente conto di chi si è e di dove si è. Purtroppo, vivendo nel sonno, l’essere umano non può rendersi conto del suo stato (proprio per il fatto che sta dormendo) e non si pone neanche il problema.
Viviamo, agiamo e ragioniamo immersi in un sonno profondo, in un sonno che non ha niente di metaforico, ma che è assolutamente reale (da Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Piotr Demianovich Ouspensky).
Purtroppo, però, solo chi ha l’Oro, può fare l’Oro, direbbero gli alchimisti. Ovvero, non tutti gli uomini possono svilupparsi e diventare Esseri differenti.

Non tutti possono operare il Risveglio della Coscienza

Per risvegliarsi, per risvegliare la Coscienza, l’uomo deve desiderarlo veramente, di un desiderio costante e pervasivo, che lo aiuterà nel superare le difficoltà che, inevitabilmente, troverà sul suo cammino. Non sono sufficienti un desiderio e un entusiasmo passeggeri di qualche giorno. Il perché di questo fatto è ben spiegato dalla Legge del Sette, una legge universale che, in soldoni, sancisce questo: nell’intero creato, nell’intero Universo, qualsiasi processo, nel suo svolgersi, nel suo articolarsi nel tempo, è soggetto a due momenti di perdita di forza. Se questi momenti di “calo” non sono sostenuti da specifiche forze (di cui ci parla la Legge del Tre), il processo è destinato a interrompersi, oppure a prendere una direzione diversa da quella che, per evolversi, dovrebbe avere.
Ci sono, inoltre, persone più predisposte a questo tipo di lavoro, e sono quelle per le quali concetti come esoterismo, ermetismo, crescita spirituale, crescita interiore, Coscienza, e così via, sono familiari. Parlare di Risveglio della Coscienza a persone totalmente a digiuno di questi contenuti non risulterebbe che nell’effetto opposto a quello desiderato, suscitando in essi sentimenti di diffidenza, scetticismo, derisione, e così via.
Infine, dice Gurdjieff per bocca di Ouspensky (ancora in Frammenti di un insegnamento sconosciuto), per avvicinarsi con serietà a questo insegnamento occorre essere stati precedentemente delusi, occorre avere perso ogni fiducia innanzitutto in sé stessi, cioè nelle proprie possibilità, poi, in tutte le vie conosciute. L’uomo non può sentire ciò che vi è di più valido nelle nostre idee se non è rimasto deluso da tutto quello che ha fatto, da tutto quello che ha cercato.

L’uomo, la macchina umana, l’Io e i molteplici Io

C’è poi un altro problema non da poco che rende difficile il Risveglio della Coscienza, ed è quello della menzogna, nello specifico, delle menzogne che l’uomo racconta a se stesso. Il presupposto essenziale di questo concetto sta nella seguente affermazione: l’uomo non si conosce, non conosce i suoi limiti, non conosce le sue possibilità e non sa neanche fino a che punto non si conosce. Tutto ciò che l’uomo sa di sé, e che racconta di sé, deriva da false idee che egli ha su di sé. Prima fra tutte, non sa di essere una macchina biologica umana. Cosa vuol dire? Che, esattamente come una macchina, non ha movimenti indipendenti, e, proprio come una delle tante macchine che l’uomo stesso sa costruire, è anch’egli una macchina messa in moto da influenze e choc esteriori. Come una marionetta, prende vita perché mani non sue muovono i fili, tirandolo una volta da una parte, una volta dall’altra (Ouspensky, L’Evoluzione Interiore dell’Uomo). C’è una differenza, però, tra le macchine che l’uomo è capace di costruire e l’uomo-macchina stesso: se manovrata in modo giusto, la macchina biologica umana può rendersi conto di essere una macchina. E come?

Come l’uomo può accorgersi di essere una macchina biologica umana

Inizialmente soltanto osservandosi. Così facendo, potrà rendersi conto che in lui non esiste un unico Io, permanente e immutabile, ma scoprirà di essere costituito da molteplici Io, che emergono in base alla situazione in cui la macchina umana si trova. L’inganno di un unico Io, per l’uomo, deriva:

  1. innanzitutto dal fatto di avere un corpo fisico che, bene o male, nel tempo gli fa esperire sempre le stesse sensazioni fisiche;
  2. dal fatto di avere un nome che, salvo rari casi, non cambia mai durante la vita;
  3. dal fatto di avere delle abitudini meccanicheradicate in lui fin dai primi anni di vita, e derivate dall’educazione, che (se durante la vita non si interviene per cambiarle) porterà avanti praticamente fino alla morte.

Queste tre dimensioni, che l’uomo-macchina esperisce come costanti, gli restituiscono l’illusione di essere sempre lo stesso. Ma il Risveglio della Coscienza non può basarsi sulla menzogna e sull’inganno che la macchina umana rivolge, per primo, verso se stessa.

Che cos’è la Coscienza? E si può risvegliare?

La Coscienza è definita da Ouspensky (in L’Evoluzione Interiore dell’Uomo, Ediz. Mediterranee 1972, pag. 32) come un tipo molto particolare di presa di conoscenza interiore. È una presa di conoscenza di se stessi, di chi si è e di dove si è, di ciò che si sa e di ciò che non si sa. La sua caratteristica principale è che nell’uomo non è mai permanente, vale a dire che o è presente, o è assente, condizione questa che non può essere provata dalla sola osservazione dei tratti esteriori dell’uomo. Soltanto l’uomo in prima persona può dare contezza degli sporadici momenti di Coscienza che esperisce, dal momento che i più alti momenti di Coscienza danno vita alla memoria. In quanto agli altri momenti, l’uomo semplicemente li dimentica, perché, in quei momenti, non era cosciente. Ignorando il funzionamento della Coscienza, l’uomo vive nell’illusione di una Coscienza continua, pensando che tutto ciò che ricorda sia gran parte di ciò che ha vissuto.
Per fortuna, la Coscienza può essere resa continua e controllabile mediante sforzi speciali e uno speciale studio di sé. In altre parole, l’uomo può acquisire il controllo della Coscienza, può diventare cosciente di se stesso.

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